Benvenuti miei carissimi lettori di Dreaming of Art,
questa settimana, in cui ancora si respira aria di festività, vi racconterò una storia, poiché l’arte come ben sapete si nasconde sotto molte vesti e ne è parte anche la scrittura.
Darò vita ad una rubrica nella rubrica, che chiamerò storie d'artista e dove vi racconterò parte della mia vita, così che nessuno possa raccontare di me se non io stessa.
Una data precisa sarà il nostro punto di partenza, venerdì 17 novembre 1932, il giorno in cui mia nonna Adelaide Ferrante venne alla luce, così come si usava un tempo, in casa, tra gli odori domestici e i sudori del parto.
Niente nel suo destino poteva sembrare più nefasto del presagio di una data come quella della sua nascita, la sua infanzia fu dura ma serena all’ombra di un padre sempre presente e comprensivo, una vita fatta di lavoro, affetti, semplicità, le meraviglie che oggi si sono perse.
Ai tempi vivevano, lei e la sua famiglia, come affittuari di donna Filomena, la padrona di tutta la terra dei dintorni, di montagna e palazzo che ,un tempo di proprietà di conti, ormai erano diventati patrimonio della famiglia Pisapia arricchitasi con il lavoro da “carbonari”.
Filomena mi appare come il Mazzarò della famosa novella del Verga, in versione femminile, una donna astuta e caparbia, intraprendente, che era riuscita con il duro lavoro a cambiare le sorti di tutta la famiglia che da semplici venditori di carbone erano diventati “signori” e proprietari.
Dunque all’epoca del primo dopoguerra, Adelaide abitava in un’aerea della casa padronale dei Pisapia , cresceva velocemente, giocando e studiando quel poco da non riuscire quasi a saper scrivere il suo nome, la sua famiglia era povera e a quei tempi l’istruzione non era per tutti.
Le sue giornate le trascorreva per i campi piegata al lavoro, nonostante la giovane età, spesso in compagnia di suo padre; Adelaide amava a terra, il suo odore forte, aveva capito quanto a quella terra dovesse essere grata, perché da lei nasceva la vita, la rispettava nella sua fertilità e sotto il sudore dei suoi giovani anni la plasmava come un’artista la sua opera.
A lei devo le mie mani, la passione per il lavoro manuale, guardo le mie mani e un po’ la rivedo, lei nella sua terra, io con le mani sporche di colore.
Adelaide trascorreva il tempo libero con i cugini e i figli della vecchia padrona con cui si cresceva quasi come fossero fratelli facendo giochi semplici, poveri ma genuini, ma un giorno, all’improvviso, così come spesso accade nella vita, tutto cambiò.
Fu all’età di otto anni che il suo destino cominciò a prendere forma; un giorno donna Filomena, come spesso accadeva, era intenta a chiedere l’ennesimo aumento d’affitto a suo padre, nella discussione la donna perse il lume della ragione, inveendo contro il povero affittuario e sputandogli addosso parole, così velenose, che avrebbero fatto rabbrividire qualsiasi povero diavolo, fu così che, Adelaide e tutta la famiglia presero la decisione di abbandonare la proprietà dei Pisapia a favore di una nuova dimora.
La nonna non scordò mai la lite della proprietaria con suo padre, alla quale silenziosa aveva assistito e conservò tutta la sua amarezza e il suo disprezzo nei confronti della vecchia, giurando che mai più avrebbe avuto a che fare con quella donna e con i suoi figli.
Ma il fato aveva in serbo per lei una grande sorpresa.
Adelaide crebbe in fretta, i suoi sedici anni la trovarono bella forte, esuberante.
E come nelle favole, arrivò il suo principe, un principe che mai lei avrebbe voluto, il penultimo figlio maschio di donna Filomena.
Salvatore, così si chiamava il ragazzo, era il pupillo di casa Pisapia, aveva giocato per anni con Adelaide quando era bambini nell’aia della casa grande, ora i suoi occhi erano stati rapiti da quelli della giovane che si era fatta una piccola donna matura, sempre impeccabile, sobria ed elegante nei modi, nonostante la sentita povertà ed i vestiti logori.
Salvatore la seguiva ovunque, mentre lei con i fratelli svolgeva le sue commissioni quotidiane, era incuriosito da tanta signorilità racchiusa in quel cuore, ma Adelaide non cedeva, anzi era infastidita dalla presenza ossessiva del ragazzo; egli era pur sempre il diretto parente della donna che aveva maltrattato suo padre e che aveva costretto lei e la famiglia ad andarsene dalla casa dove era nata.
Un giorno Salvatore prese coraggio e si presentò a casa della giovane ragazza, ed espresse la volontà di sposarla.
Adelaide non era presente alla domanda di nozze, ma suo padre, che ben conosceva il risentimento forte della figlia nei riguardi dei Pisapia non proferì troppe parole al giovanotto tremante e speranzoso, il suo unico verbo fu : “E’ Adelina che deve dirti di sì, torna tra una settimana, le parlerò e ti farò sapere”.
Insomma, quel Salvatore non voleva saperne di lasciar stare Adelaide, che da povera poteva diventare ricca e signora, la padrona di tutta la terra dell’anziana Filomena!
Adelaide passò giorni inquieti, le amiche già sognavano il suo futuro con un pizzico di malizia ed invidia, l’umile ragazza stava per arricchirsi ed invece di esultare non aveva che occhi e pensieri tristi.
Non passarono che pochi giorni, neppure la settimana richiesta, che Salvatore tornò, questa volta non da solo, ma con la madre, Filomena.
Donna Filomena era ancora più rugosa, ma non aveva perso niente del suo carattere, andò dritta al punto:
“ Salvatore sposerà Adelaide ! “ esordì.
Il dado era tratto senza possibilità di replica alcuna.
Adelaide divenne sposa, se pur abituarsi a quel mio giovane futuro nonno, che andava a trovarla con i pantaloni tutti rotti, nonostante i tanti soldi, proprio non le venisse facile.
Salvatore e la sua famiglia si occuparono di tutto ciò che riguardava il matrimonio, mia nonna suo malgrado divenne la signora Pisapia.
La povera ragazzina nata il venerdì 17 novembre, si trasformò nella nuova proprietaria della terra, ancora oggi, quando la nonna me lo racconta, leggo nelle sue parole una certa stizza, quella donna Filomena non le andrà mai a genio, neppure dopo la morte, eppure lei l’aveva scelta.
Ma perché l’aveva così voluta la Filomena, scelta in mezzo a tante ?
La mia bisnonna, l’aveva osservata la sua “prescelta vittima”, attentamente, Adelaide infatti era così devota al lavoro, alla terra che le era sembrata assolutamente perfetta come erede consorte del suo tesoro in terra.
Ebbene Filomena non si era sbagliata di una virgola; non è esistito giorno, di cui io abbia ricordo, in cui non ho visto la nonna ed il nonno “uccidersi” per quella terra.
Erano insieme, quei due, il respiro della terra stessa.
Ed in quella terra io nasco ed immagino, torno alla mia infanzia, una terra che racconta un grande infinita storia, di amore, arte e passione.
Una terra dove spesso vi condurrò attraverso i miei racconti d'artista.
Alla prossima emozione di Dreamig of Art.